Salta la barra di navigazione e vai ai contenuti
Settantotto cavalieri alla partenza. Per centosessanta discese e tantissime pariglie niente male. E’ stata questa la ricetta dal sapore antico dell’ultimo appuntamento del Carnevale mogorese che ha scatenato una moltitudine di applausi e acclamazioni da parte del numerosissimo pubblico intervenuto alla terza edizione de “Su Sattigliu mogoresu”, svoltasi domenica 10 febbraio.
Organizzata dall’Associazione Ippica Mogorese grazie al patrocinio dell’amministrazione comunale, della provincia e della cantina sociale “Il Nuraghe”, la manifestazione ha attirato tra le vie della zona artigianale appassionati di tutte le età e non solo. Molti infatti i cavalieri che sono riusciti a colpire la brocca o “pingiadedda” durante la discesa. I migliori, con 4 brocche colpite, Simone Vacca di Mogoro e Matteo Cappai di Pimentel, mentre si sono difesi bene con tre brocche anche i mogoresi Sisinnio Melis, Iose Maccioni, Simone Porta, Alessandro Sanfilippo, Sara Mattei, Roberto Mereu, ma anche Jonny Cara di Pabillonis, Davide Pinna di Pula, Claudio Zucca e Giacomo Galiano di Villacidro, Riccardo Tatti di Sanluri e Gessica Pontis di Sanluri, Luca Serusi di Siamanna, Alessandro Serra di Sardara insieme a Luca Zuddas e Alberto Vargiu. Due brocche invece per il capitano Renèe Bianchieri e il maresciallo Alexander Pilotto della compagnia dei carabinieri di Mogoro, ma anche per Carlo Orrù, Leonardo Orrù, Enea Largiu, Manuel Murru, Luca Orrù, Sergio Scanu, Alessandro Erriu di S. Andrea Frius, Andrea Piroddi di Oristano, Francesco Cau e Marco Picci di Pula, Alessio Tatti di Sanluri, Gonario Murai di Baradili e Fabio Locci e Gianluigi Picciau di Dolianova e per Antonio Locci. <Con su sattigliu è stata ripresa una tradizione antichissima che fino agli anni Sessanta era viva e sentitissima dalla popolazione che si quotava e offriva galline da appendere e da cucinare – racconta Francesco Sanfilippo, assessore comunale alla Cultura e speaker durante la corsa – fino agli anni Ottanta l’organizzazione è ripresa a singhiozzo e ora da tre anni è diventato un appuntamento da non perdere nonostante nel corso degli anni le novità introdotte non siano mancate, dall’uso de is pingiadeddas di terra cotta al posto della tradizionale gallina di un tempo, allo spostamento della corsa dalle tortuose vie del centro abitato alla periferia>. Certo l’organizzazione non è cosa da poco: oltre alla realizzazione della pista, alle incessanti prove a cavallo e alle iscrizioni dei cavalieri, moltissimi gli oneri per allestire cene e festeggiamenti. Per questo gli allevatori del paese non si sono tirati indietro offrendo pecore e maialetti per i banchetti allestiti dal comitato San Bernardino per offrire ospitalità ai cavalieri dei paesi vicini, ma anche per rendere l’iniziativa un momento di convivialità e divertimento indimenticabili.